La via del Ben-Essere

Il blog di Studio Shiatsu Bari di Alberto Scattarelli
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Hara, centro vitale e Shiatsu.

Hara è un termine giapponese che significa "ventre" e si riferisce all'intera zona che va dal processo xifoideo fino alle ultime coste ed in basso tra le creste iliache e l'osso pubico, comprendendo, quindi, tutta la cavità addominale.

A livello anatomico l'Hara contiene al suo interno gran parte degli organi digestivi e riproduttivi.

All'interno dell'Hara, a circa 1,5cun(*) sotto l'ombelico(**), troveremo un punto energetico molto importante chiamato VC/6 - Oceano di Energia (Ki-Kai) in Giapponese o (Qi Hai) in Cinese.

Se prendiamo una linea immaginaria che parte dal punto VC/6 e si unisce posteriormente tra la 2° e la 3° vertebra lombare, al suo centro troveremo un punto energetico importantissimo chiamato Tanden (Dantien in cinese), che rappresenta sia il centro gravitazionale, il baricentro del corpo umano ma anche il centro energetico e spirituale più importante.

Il Tenden diventa non solo l'origine ed il centro della forza fisica ma anche l'essenza dell'energia vitale, per questo in tutte le arti marziali orientali, nelle pratiche Zen, nella vita quotidiana, assume un ruolo significativo. Ed anche per questo motivo ogni giapponese, sin dalla tenera età, pratica l'esercizio del ventre (Hara wo neru), che predilige il controllo ed il contatto con la propria parte viscerale, con la propria pancia, con l'Hara, appunto.


(*) in MTC 1,5cun equivale alla larghezza del dito indice e del dito medio posti uno vicino all'altro, all'altezza dell'articolazione interfalangea distale.
(**)  il centro dell'ombelico è 
chiamato in MTC Shen Que – VC8 (Palazzo dell'energia spirituale).


"Il tanden è lo scrigno del Divino.
Quando per esso viene creata una splendida rocca e in noi il Divino si sviluppa, si realizza l'Uomo vero.

[M° Okada Tarajiro]

In Giappone, colui il quale "possiede un centro", si dice: "Hara no aru hito"; colui il quale "non possiede un centro", si dice: "Hara no nai hito".

L'uomo che non ha Hara, colui il quale non ha un centro perde sicuramente l'equilibrio, mentre, chi lo ha, lo conserva sempre in modo sereno ed equanime.

L'Hara influenza in tre aspetti distinti il corpo/mente/spirito:

Nel primo, l'Hara rappresenta il fulcro tra Cielo e Terra, perché l'Uomo non può volare ma non deve neanche strisciare, non è un uccello né un verme, ma cammina eretto, dritto sui piedi, radicato per terra, ma con la testa che guarda il cielo. Chi sarà "Hara no hai hito" sarà troppo sbilanciato verso la terra, o troppo sbilanciato verso il cielo. Chi possiede un centro, chi vive in Hara, sarà perfettamente interconnesso tra la forza discendente della terra e la forza ascendente dell'Universo.

Nel secondo aspetto, l'Hara ci connette con il mondo perché fa da baricentro tra l'interno e l'esterno. Se siamo nell'addome riusciamo ad essere in equilibrio tra la nostra capacità di relazionarci con l'esterno e la necessità capacità di vivere la nostra interiorità.
Se non siamo in contatto con l'Hara, perdiamo la capacità di stare dentro o stare fuori e diventiamo sbilanciati.

Nel terzo aspetto, l'Hara rappresenta l'essenza del nostro sostegno a noi stessi dandoci le basi per essere perfettamente sostenuti in ogni nostra intima manifestazione. Qualsiasi cosa accada al nostro interno su qualsiasi piano, fisico, emotivo, energetico, spirituale, coinvolge l'Hara che ci da il giusto sostegno. Tutti i cambiamenti avvengono all'interno della nostra Hara.


Prima di poter comprendere la legge dell'armonia è necessario scoprirne il centro.
Al pari di ogni oggetto materiale il corpo ha un suo centro di gravità.
In noi esso è il tanden, ossia il mezzo del corpo, sede dell'Originario.
Questo è il punto fondamentale, e l'accertamento interiore di esse deve precedere ogni ricerca antropologica.

[M° Kaneko Shoseki]

Purtroppo la cultura occidentale ha notevolmente indebolito la capacità individuale di vivere al centro dell'Hara, pensando di dover principalmente portare la propria attenzione nella testa, sede della mente.

Spalle larghe e fianchi sottili, questa è la giusta conformazione dell'uomo occidentale, conformazione nel quale tutta l'attenzione viene portata in alto, non al centro.

Ecco che nella pratica energetica, meditativa, spirituale, diventa estremamente arduo connettersi con una sensibilità viscerale, propria della cultura orientale e molto, troppo, distante dalla nostra.

Siamo sempre più portati alla mentalizzazione e tutto si crea all'interno della nostra mente, non nella pancia.

Dimentichiamo che l'amore, l'odio, la rabbia, la paura, la gioia, nascono proprio in quel mare così poco esplorato del nostro addome e rendiamo tutto un grande inganno della mente.

Recuperare il Centro, significa recuperare il contatto con noi stessi, con l'Essenza, con la purezza di un qualcosa che ha origine nel mezzo.

Recuperare il Centro significa comprendere il Tao.

Anche noi possiamo aspirare ad essere "Hara no aru hito"...questa è la Via, anche questo è Shiatsu.


NOTA BENE: I contenuti presenti su questo articolo hanno carattere informativo e non si sostituiscono in nessun modo a valutazioni di medici, dietisti o nutrizionisti specializzati o a terapie in atto. Nel rispetto del Codice di Condotta prescritto dal D.L. 70 del 9/4/2003, le informazioni inserite in questo articolo devono considerarsi quindi di tipo culturale ed informativo.

[RIPRODUZIONE VIETATA] 


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